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DIARIO


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La critica imbavagliata

Ho provato un moto di simpatia, quasi di tenerezza per Luciano De Crescenzo quando, nei giorni scorsi, ha confessato di desiderare più di ogni altra cosa al mondo una recensione a uno dei suoi libri. Una recensione di Enzo Golino, ha precisato; ma non credo di fare un torto all’amico Golino supponendo che De Crescenzo si accontenterebbe anche di Pietro Citati o di Cesare Segre. ma come? Uno che da un mestiere tradizionalmente ingrato come quello di scrivere ha avuto tutto, dalla ricchezza al successo personale, dalla popolarità stracittadina a quella internazionale, serba ancora dentro di sé tanta innocenza da volersi sottoporre al giudizio dei “letterati”? Impossibile non commuoversi; e infatti, ripeto, mi sono commosso. Poi però, ripensandoci, mi sono venute in mente due cose. La prima è che quando, anni fa, mi è capitato di recensire in questa stessa rubrica un suo libro, mi risulta che De Crescenzo non ne sia stato affatto contento. Forse perché ciò a cui aspira non è tanto una recensione quanto, più specificamente, una recensione favorevole? la seconda cosa è più seria, e trascende il toccante episodio da cui sono partito. la verità d’ordine generale che traspare dal desiderio di De Crescenzo è, molto semplicemente, questa: gli autori di bestseller, i beniamini del pubblico, i re del mercato librario non tollerano che ci sia, accanto a quello che li esalta, un altro sistema di valori. Vogliono tutto; pretendono l’unificazione di tutte le glorie, da quella delle classifiche a quella della critica; sognano un consenso plebiscitario nel quale le già flebili voci delle cosiddette élites vengano messe a tacere. Ci riusciranno? Temo che sarebbe più realistico chiedersi quanto tempo ci vorrà perché la realizzazione del progetto, già avanzatissima, possa dirsi definitivamente e irreversibilmente compiuta.

Corriere della Sera, 12 marzo 1995