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Una serata a cura di Maurizio Cucchi, dalle 19.00 alla Casa della Poesia

Prenderanno la parola: Marco Corsi, Maurizio Cucchi, Annalisa Manstretta, Amos Mattio, Marco Pelliccioli, Giovanna Rosadini, Mario Santagostini.

Nel giorno del compleanno di Raboni, il 22 gennaio, alla Casa del Manzoni verrà presentata l’edizione di “Cadenza d’inganno” curata da Concetta Di Franza.

L’edizione critica e commentata del libro poetico raboniano del 1975, a cura di Concetta Di Franza. Da oggi possiamo giovarci di una guida meticolosa e acuta per leggere uno dei più amati e poliedrici libri di Raboni, i cui protagonisti sono l’amore, la morte, la politica e la Storia, vale a dire i temi raboniani per eccellenza.

Nel 1875 Flaubert decide di riprendere un progetto giovanile: scrivere un trittico di storie che riuniscano «il Moderno, il Medioevo e l’Antichità». Nascono così questi Tre racconti (1877), l’ultima opera pubblicata in vita dall’autore e, da molti considerata il suo testamento estetico.

Un cuore semplice, la parte “moderna”, narra le peripezie di Felicita, una servetta dall’animo generoso. Colorato e scintillante come la vetrata di una cattedrale medievale, enigmatico come un sogno, La leggenda di san Giuliano l’Ospitaliere ripercorre il feroce destino di un uomo sospeso tra santità e follia.

Nell’antichità è invece ambientata la vicenda di Erodiade, prima incarnazione del mito di Salomè che, da Oscar Wilde a Nabokov, attraverserà la letteratura del Novecento.

Baudelaire e Flaubert non sono affratellati soltanto dalla data di nascita (1821). Le loro “vite parallele” iniziano dalle loro madri, tutte e due di nome Caroline e tutte e due nate nel settembre 1793; entrambi si iscrissero a giurisprudenza senza mai laurearsi; entrambi furono grandi frequentatori di bordelli e si ammalarono di sifilide; nessuno dei due ebbe figli; furono atei e politicamente reazionari; Madame Bovary e Les fleurs du mal furono processati per immoralità nello stesso anno, il 1857.

Anche se non divennero mai amici stretti, i due si conoscevano, si stimavano e si scrissero alcune lettere (ne sono conservate una quindicina, che vengono riprodotte all’interno della postfazione di Patrizia Valduga). Intorno a questi due geni della letteratura del loro tempo e di tutti i tempi Giovanni Raboni ha speso molti anni del suo lavoro di traduttore e di critico.

Ora Patrizia Valduga ha raccolto gli scritti del poeta su entrambi, li ha collegati fra loro e li accompagna con una postfazione che mostra i nodi più intimi che legano Raboni con uno e con l’altro.

Meglio star zitti? raccoglie centosettanta stroncature firmate da Giovanni Raboni in quarant’anni di attività critica: interventi talvolta garbati, più spesso sarcastici e addirittura spietati, tesi a mettere in discussione il valore e il significato di prodotti artistici (romanzi, poesie, film, spettacoli teatrali) e di fenomeni di costume.

Ne fanno le spese nomi blasonati: Woody Allen, Italo Calvino, Umberto Eco, Federico Fellini, Dario Fo, Giorgio Gaber, Ernest Hemingway, Milan Kundera, Pier Paolo Pasolini e tanti altri. Inflessibile nella difesa della qualità, Raboni condanna la deriva consumista della produzione culturale italiana del dopoguerra, rivendicando la responsabilità primaria del critico militante: essere per il pubblico una guida attendibile e onesta, chiamata a distinguere il “vero” dal “falso”. Compito che va sempre più assumendo i toni di una solitaria e disperata sfida etica.